Ho conosciuto Kevin, lo stilista di God Save The Queen, in occasione della sfilata annuale di Mero & More.

Lui e suo fratello Manuel sono stati ospiti con la loro prima collezione sviluppata e confezionata completamente all’interno del coworking, utilizzando a 360° tutti i servizi forniti dalla nostra realtà.

 

Li abbiamo voluti conoscere un po’ meglio con questa intervista.

“God Save The Queen”. Da dove arriva il nome della vostra linea di moda?

Da un paio di anni nostra madre, che si chiama Regina, sta lottando contro una difficile malattia e con l’aiuto di Dio ne sta uscendo. GOD SAVE THE QUEEN significa “Dio salvi la Regina”; abbiamo scelto questo nome in onore di nostra madre e di ciò che stiamo affrontando insieme a lei in questo momento.

Secondo voi, quali sono le esigenze che deve soddisfare un outfit “urban style” e come risolvete queste esigenze nei vostri abiti?

La particolarità dello Urban Style, secondo noi, è proprio nel fatto che non ci siano regole. Gli abiti devono essere comodi e devono rispecchiare l’animo di chi sceglie di indossarli. Certo, uscire dagli schemi può solo aiutare a sviluppare meglio una linea di abbigliamento, ma in fondo “stile di strada” è vestirsi come capita, no?

Dove trovate l’ispirazione per i vostri abiti e quanto tempo dedicate alla ricerca?

L’ispirazione la trovo girovagando in internet oppure viaggiando nelle grandi Città, non c’è un tempo preciso che dedichiamo alla ricerca, ci viene naturale è parte fondamentale del nostro procedimento creativo, è più curiosità che un metodo di lavoro.

Come immaginate la persona ideale che indossi i vostri abiti?

Il nostro prototipo di persona ideale è giovane, alto e magro.

Insomma, il prototipo classico del ragazzo contemporaneo, che ama vestirsi comodo e con uno stile informale.

C’è uno stilista al quale vi ispirate particolarmente?

Ci ispiriamo a vari stilisti. Se dovessi scegliere i più importanti per me, direi Virgil Abloh di Off-White e Jerry Lorenzo di Fear Of God; ci piace come giocano con le stampe e con i tagli dei capi.

Cosa pensate della condivisione di spazi e idee nel mondo della creazione di moda?

Pensiamo sia molto positivo lavorare in gruppo. Se una persona al di fuori del tuo brand ti da un consiglio su un piccolo dettaglio, e tu hai l’intelligenza di capirlo, quel piccolo dettaglio potrebbe fare una grande differenza nella tua linea. Non sempre si vede il proprio lavoro sotto tutti i punti di vista, quando lo si guarda dall’interno. Di conseguenza, un parere esterno e una critica non possono che essere un arricchimento ulteriore; è prezioso confrontarsi, indispensabile per crescere e continuare a migliorare.



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