Ho conosciuto Ilaria qualche mese fa, nel corso dell’evento dal titolo “Stilisti emergenti tra arte e impresa”, una delle sue Tavole Rotonde create come momento d’incontro tra professionisti e aziende, per discutere da un punto di vista pratico temi di interesse attuale,  e durante le quali ho presentato la realtà veronese di Mero & More.

Ciao Ilaria e grazie di aver dato la tua disponibilità per rispondere alle nostre domante! Iniziamo con una domanda personale:

Legge e moda sono due delle tue più grandi passioni, come sei riuscita ad unirle nel tuo lavoro quotidiano di avvocato?

Il settore del fashion è un’industria fondamentale per l’economia del nostro Paese, quindi dedicarsi dal punto di vista giuridico a questo ramo del diritto è tutt’altro che difficile, soprattutto facendo parte di uno studio come CBA, di nascita milanese con forte vocazione internazionale.
Ho dedicato del tempo fin dalla pratica forense all’approfondimento del “diritto della moda”, prima partecipando ad un master ad esso dedicato e poi prendendo parte alla Summer school UNIVR Fashion week organizzata dall’Università degli studi di Verona.

L’aver iniziato nel 2012 a lavorare in CBA, poi, mi ha permesso di dedicarmi, con maggior attenzione, a tale settore. Lo studio vanta, infatti, marchi molto noti del mondo del fashion, tra i suoi clienti.
E’ però a partire dal 2016, che ho iniziato ad approcciare più da vicino una differente realtà, quella degli stilisti emergenti e dell’innovazione, concentrandomi sul concetto di imprenditore/stilista e sul legame della moda con l’industria 4.0.

Mero&More è un coworking. Per noi lavorare con altre persone dello stesso ambiente è una linea guida fondamentale, parte integrante della nostra mission. Ci siamo accorti, però, che la contaminazione e la condivisione degli spazi non è sempre ben vista nel mondo della moda, per via del copyright e della paura del furto delle idee. C’è una tutela legale in questo campo che potrebbe rendere più facile il mondo dello sharing nella moda?

Posso darti una risposta poco da avvocato? Purtroppo la condivisione, soprattutto in questo settore, si scontra con la mentalità degli imprenditori, soprattutto italiani, che non comprendono a pieno il valore della “rete”, e si limitano al timore del “vicino” senza capire la grande opportunità e il valore della contaminazione.
Certo che le tutele giuridiche ci sono, ma spesso si richiede l’intervento del legale solo nella fase “patologica” della vicenda e non in via preventiva; questo comporta l’inizio di un contenzioso lungo, antieconomico e che conduce spesso ad un esito che è solo parzialmente soddisfacente.

Il vero modo per rendere più facile lo sharing nella moda è capirne l’importanza!

Ritornando al tuo lavoro e alla tua preparazione sempre aggiornata nel nostro ambiente, quale pensi che potrebbe essere un bisogno non soddisfatto ancora nell’ambiente business moda? O cosa c’è di nuovo da sapere per i designer di moda?

Soprattutto grazie al costante confronto con l’estero cui si è obbligati, tutti i protagonisti del mondo del fashion - tra cui vengono compresi anche i consumatori - hanno avvertito la necessità di passare dal semplice prodotto alla fruizione di un servizio: di creare, in altri termini, un’esperienza intorno al prodotto, tale da indurre a scegliere quel marchio per ragioni che vanno oltre la proposta stilistica. Questa è la linea guida che dovrebbero seguire anche tutti i nuovi designer, tendendo a diventare “artigiani 4.0”. La fusione tra fashion, digital e tecnologia è ormai imprescindibile per qualsiasi brand di moda, e si ritrova sin dal momento della creazione, che passa per il marketing e i digital influencer per approdare infine nell’e-commerce, luogo ideale per l’utilizzo di nuove app, che rendano l’acquisto del prodotto una vera e proprio esperienza, a metà tra la realtà e il digitale.

Una consulenza di legale pensata per un designer di moda cosa comprenderebbe?

La consulenza legale, in generale, può seguire tutto il processo produttivo: dall’ideazione (marchio, brand, tutela e mediazione) alla creazione (contratti tra azienda e stilista o con i fornitori) per arrivare alla distribuzione del prodotto (contratti di subfornitura, licenza, franchisinig), senza tralasciare la tutela legale e fiscale che, in questo momento, è resa necessaria dalla fusione tra fashion, digital e tecnologia, provvedendo quindi ad approntare, anche per tali aspetti, una accurata disciplina contrattuale.

Ragionando invece in prospettiva, soprattutto per nuovi brand emergenti, non si può tacere del fatto che le imprese della moda e del lusso siano target preferenziali nelle operazioni di M&A (fusioni e acquisizioni). Le holding e i fondi di private equity continuano ad essere, infatti, fortemente interessate ad investire in aziende piccole, ma dal potenziale elevato che, con nuove iniezioni di capitale e nuove strategie, possano crescere significativamente


 

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